Ne nasce una geografia di processi artistici che interrogano il corpo e attivano pratiche trasformative di ascolto e di scambio.
Ne nasce una geografia di processi artistici che interrogano il corpo e attivano pratiche trasformative di ascolto e di scambio.
Trasmissioni è la prima sezione di Teatri di Vetro. Uno spazio di indagine e ricerca
Trasmissioni è la prima sezione di Teatri di Vetro. Uno spazio di indagine e ricerca
Un commento (parziale e sghembo) a Teatri di Vetro 17^ edizione 2023
A pochi mesi dalla conclusione di Teatri di Vetro 18^ edizione, ne ripercorriamo la frequenza attraverso immagini e parole.
Dal gioco alla citazione.
Giocare alla riconoscibilità del gesto.
La dinamica del pianto non è il contrario di quella del riso. Non è il retro di quella medaglia.
ICE_SCREAM, è un duo tra danza e voce che interroga il binomio oppositivo Riso/Pianto.
Passo indietro o passo avanti? Non è forse questa la dinamica spaziale e immaginifica da cui si proveniva?
La vita è forse
la lunga via percorsa ogni giorno da una donna
che tiene stretta a se una borsetta
Dall’intervista di Letizia Bernazza La “Rinascita” della Compagnia Bartolini/Baronio e il “canto dell’essere” di Forugh Farrokhzād
memoria collettiva | corpo mediatore della memoria | corpo archivio
lo spazio è suddiviso in zone, una griglia che via via si infittisce.
consegno complessivamente a Barbara, Sara e Valentina 38 tracce audio, non tutte insieme, 4 per volta.
Il debutto di Trickster di Operabianco squarcia la prima serata di Oscillazioni/TdV e lascia il pubblico nell’entusiasmo.
Cosa avete sentito come necessario nello strumento della citazione?
Cosa c’è oltre lo spazio che la creatura a un certo punto non può fare a meno di sfondare, sia dal lato della platea, su cui si arrampica, che da quello del fondale?
Le interviste di Maria Genovese_Radio Frammenti e le foto di Margherita Masè
Un viaggio visivo nei cataloghi del Festival Teatri di Vetro. Sei anni di arte scenica contemporanea attraverso lo sguardo unico di sei fotografi.
Cosa significa portare la danza là dove per suo statuto non può arrivare?
Come spostare l’attenzione: siamo in un allenamento compulsivo dentro questa cosa qui.
Sviluppare un sistema. Il concetto matrice viene agito per quello che è nella sua essenza, ma viene anche scomposto in componenti che addirittura portano apparentemente in altri luoghi.
si tratta di un apparecchio che richiede una continua messa a punto
FABRICA di Paola Bianchi al 25° Danae Festival – Un gesto politico ed estetico
Stella Civardi – 4 novembre 2023 – birdmenmagazine.com
Mettendosi dinnanzi alla macchina, bisogna uccidere la propria anima per 8 ore al giorno, i propri pensieri, i sentimenti, tutto.
chiediamo a Luciana un altro incontro – vogliamo approfondire la sua storia di operaia al Tubettificio Ligure
visita all’Ansaldo Energia | vietato fotografare
interviste a Carlo, Pietro, Eugenio | ex operai Ansaldo
intervista a Elisabetta | ex operaia Ansaldo
Essere insieme, tangenti, non fuse, ancora individui, eppure singolari/plurali. Fuori. Essere una il fuori dell’altra.
Disperdere, decostruire, per poi ritrovare. Trasformazione cambiamento.
Alfabeto comune. La sequenza. Mai appoggiata. Mai prevedibile .
FABRICA è parte dell’archivio ELP | corpi del lavoro che indaga la trasformazione dei corpi che agiscono, che subiscono il lavoro, sia esso statico o dinamico.
La parola archivio porta con sé un senso di autorità, di antichità, di ripostiglio, di luogo chiuso e organizzato – un grande armadio.
fino a qui tutto bene
è come sembra, proprio prima di cadere
Bataville-Moussey, cittadina sperduta nel mezzo del Grand Est francese, costruita nel 1931 da Tomáš Bat’a, fondatore della fabbrica di scarpe Bata
Qui non è più lo spettacolo di prima, non è più quello di Steven e Margot con la loro storia, non siamo più in quella zona. Stiamo completamente in un’altra zona.
Qui siamo di fronte ad una sorta di cerniera che esplicita il gioco
… l’amore fa da pretesto per innescare tutta una serie di giochi di specchi, per parlare del teatro.
Ricordo che la più cara amica di mia madre una volta mi disse: «Sai, tu eri piccola e già mi dicevi, guarda, faccio una coreografia».
Io ho preso il cuore e l’ho messo nella zona ombelicale che è una cosa che non si fa. Quando si dice danza con le viscere.
Lei è Giovanna Velardi. Racconta in prima persona. In un dialetto che è il suo, il siciliano. La scena è familiare.
tutte derive possibili, a partire da e verso il corpo, quello che scorge
nella danza una potenzialità di discorso sull’essere e l’umano a scrittura “musicale”.
siamo ossessionat dalla musica, lì dove il labirinto del corpo la riverbera:
tanto il suo essere invisibile ritmo, materia astratta organizzata per l’udito,
quanto la sua produzione “industriale” rivolta al mercato.
lungo il percorso di creazione, ad ogni apertura pubblica che ci hanno proposto, per ognuna di esse abbiamo pensato ad una forma da condividere col pubblico ogni volta trattandola come un operazione a sé e il più compiuta possibile rispetto al punto in cui si era arrivat*. ogni presentazione di “studio” quindi è stata una forma di live set autonoma, sempre più tendente verso i materiali originali, composti da EMB, tralasciando gradualmente i brani e i sample preesistenti
È un frammento generativo. Prima dell’inizio di uno spettacolo c’è una zona di zona di indeterminatezza. Tutto è possibile.