Programma

Programma 2018

Ho interpellato artisti con i quali ho condiviso, negli anni, pensiero e pratiche.

Nel momento in cui questo processo ha avuto inizio, alcune loro opere erano ancora allo stadio della pagina scritta, del progetto. Altre avevano già incontrato il pubblico, in parte, in modo informale o provvisorio.

Alcuni artisti stavano riflettendo intorno alle mie stesse domande. Con altri abbiamo parlato a lungo, abbiamo condiviso fasi di lavoro, siamo tornati a parlare.

Oscillazioni nasce da qui. Da una relazione e dalla richiesta di poter interrogare il processo di creazione assumendo la prospettiva della sua complessità, del suo procedere non per linea retta, del suo deragliare e lasciare tracce, residui e scarti. Nasce dal desiderio di mettere lo sguardo su parole isolate, su quei contenuti che, durante il processo, scivolano dentro e fuori dalla scena, che si presentano con forza e poi si rendono inafferrabili. Dal desiderio di non abbandonare del tutto quegli immaginari incontenibili che non si lasciano addomesticare, trasudano sempre verso il fuori della regola.  E dalla necessità di non uniformare la scena contemporanea a codici e convenzioni, ma restituirla nell’ampiezza del processo creativo, nello spostamento sostanziale di un punto di vista, sull’arte e sulla sua funzione.

Dentro Oscillazioni, al termine di questa lunga parabola, trovano spazio progetti artistici che per loro natura prevedono una pluralità di dispositivi e, accanto a spettacoli, formati scenici che cercano di dare voce a quei materiali, non presenti nella sintesi spettacolare, laterali e sottesi, che viaggiano verso l’assunzione di una forma autonoma, gesti scenici difformi, ibridi, tali da prevedere e accettare il performativo della parola detta, del discorso, della letteratura, della traduzione, dell’immagine.

Una parabola. Al termine della curva ci sono gli spettatori.

Generare dispositivi diversi per invitare gli spettatori ad un contatto intimo con la creazione, per mettere le posizioni convenzionali di chi è in sala e di chi è sul palco, in uno stato di squilibrio, di oscillazione.

Cercare la qualità alla relazione.

Al cuore del teatro.

Roberta Nicolai