Direzione artistica Roberta Nicolai
ROMA, dal 15 luglio all’8 ottobre 2026
Villa Lais | Biblioteca Nelson Mandela | Biblioteca Collina della Pace
A cura di Il triangolo scaleno in collaborazione con Augenblick
Il progetto, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura è vincitore dell’Avviso Pubblico Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno in collaborazione con Zètema Progetto Cultura, con il patrocinio del VII Municipio
Guardo.
C’è un corpo. Poi due. Poi molti.
C’è un paesaggio. Poi un edificio. Una casa.
C’è una linea. Poi una frequenza. Un’intensità che si fa ritmo.
C’è un paesaggio. È un paese. È una cultura. Le mani si muovono così e cosà. I piedi vanno nella direzione opposta.
C’è una lotta. Un’ingiustizia, un sopruso. O una memoria che vien dal passato ma a volte dal futuro.
C’è sempre un resto. Quello che la parola non sa dire. Ma il corpo sa già. Quello che non si riesce a contenere, non lo si può addomesticare e così crea il suo fuori. Quello che resta impensato. Ed è per questo che accade.
E forse è solo per quel sapore che i sensi avvertono come vertigine che guardo.
E forse è solo perché guardo che invito tutte voi a guardare.
La quarta edizione di .MOV si apre su una molteplicità irriducibile: danze e corpi che si dispongono come soglie tra visibile e invisibile, tra gesto e sottogesto, tra ciò che accade e ciò che resta latente. Linee sotterranee attraversano le immagini, vibrazioni minime che disegnano altre traiettorie, altri accessi.
Le danze non sono forme stabili, ma pratiche di attraversamento: aperture, varchi per entrare nelle stratificazioni della vita, della memoria, delle storie individuali e collettive. Le coreografie si offrono come diagrammi poetici di flussi corporei, mappe instabili fatte di deviazioni, resistenze, scarti continui. Il corpo si fa luogo di tensione: spazio politico e percettivo, capace di resistere, sottrarsi, trasformarsi.
Sotto ogni immagine scorrono sottonarrazioni: linee minori che portano alla luce ciò che è stato marginalizzato, che riattivano lingue, culture, memorie. Il passato insiste nel presente, si reincarna nei corpi e nei ritmi, in cicli che si ripetono e si trasformano.
I corpi abitano soglie anche con gli spazi: naturali, urbani, architettonici, tecnologici. Si espongono, negoziano, si dissolvono, ridefinendo continuamente il rapporto con ciò che li circonda. Allo stesso tempo, il tempo stesso si apre come campo coreografico: attesa, sospensione, imminenza, momenti in cui tutto è ancora possibile e nulla è ancora accaduto.
La screendance non si offre come un genere, ma come un territorio poroso, in continuo divenire. Uno spazio di cinema attraversato da scarti visivi, slittamenti narrativi, deviazioni poetiche, dove immagini e suoni costruiscono tessiture sensoriali dense, fatte di ritmo, respiro, ripetizione.
In questo spazio il corpo è insieme uno e molteplice. Porta con sé storie, genealogie, tensioni politiche. Può farsi presenza sottile o gesto manifesto, soglia tra umano e non umano, campo aperto di possibilità.
Nel flusso delle serate, nella visione che si costruisce film dopo film, .MOV invita a sostare nelle pieghe e nelle interruzioni, nell’eco che ogni opera lascia alla successiva. Per riconoscere che le danze non abitano uno spazio definito, ma lo costruiscono e lo trasformano continuamente. Che questo progetto non è un contenitore, ma un campo di forze da attraversare. E che il corpo, sempre, resta un divenire: una soglia aperta su ciò che ancora non sappiamo di poter essere.
Roberta Nicolai




