DA TRICKSTER, VIAGGIO CORPOREO NELLA CITAZIONE. IL NUOVO DEBUTTO DI OPERA BIANCO
by Carlo Lei
L’intervista a Vincenzo Schino e Marta Bichisao in occasione del festival Teatri di Vetro
“Trickster” è fra i lavori più completi e densi tra quelli visti all’ultimo Teatri di Vetro, nonostante vi si presentasse in prima assoluta. La ragione è probabilmente nel lungo percorso di lavorazione che ha portato al compimento del lavoro, un percorso che ha preso le mosse ben prima del precedente “The playhouse” (il titolo della videoinstallazione si riferiva al film di Buster Keaton, da cui anche “Trickster” prende le mosse) e risale, passo passo, fino ai lavori di Opera Bianco sul tema del clown (“Jump!”) e sulla riflessione spaziale della scena in relazione al cinema, alla pittura, al gioco (il progetto “Playground”) e, come si leggerà, da prima ancora.
Si tratta dunque di un percorso su cui ormai la compagnia, composta da Marta Bichisao (coreografa e danzatrice) e Vincenzo Schino (artista visivo e regista), ha accumulato cospicui materiali e ragionamenti, e si può più precisamente dire che ne è l’anima. D’altra parte la ragione di questa puntualità, di questa efficacia di “Trickster”, non può che attribuirsi, al di là della materia prima e preparatoria, a un mistero, alla possibilità che un lavoro composto di citazioni e ritagli, giunga a commuovere, attraverso un “essere scenico” come quello creato dal performer Luca Piomponi che, truccato come il Keaton del film, attraverso una tecnica e una sensibilità sopraffine, scoperte sotto le mezze luci costantemente accese in platea, esplora non solo lo spazio del palco e del teatro, ma riesce a raggiungere, sfondando le pareti convenzionali che li delimitano, noi che lo guardiamo.
“Trickster” è sostanzialmente divisibile in tre sequenze. La prima è già l’ingresso del pubblico in sala. Piomponi lo attende in attività, preso da un moto inarticolato che, a spettatori seduti – questa è la seconda parte – si produrrà, all’interno di uno spazio neutro, in una attenta compilazione di citazioni scimmiesche, alcune di memoria keatoniana, altre di provenienze diverse. Nella terza parte gli stessi Schino e Bichisao allestiscono la scena, fino ad allora nuda, con un tavolino bianco sulla destra, un letto sulla sinistra, un fondale dipinto con un bosco entro cui il performer si tufferà scomparendo. Conclude il lavoro un finale apparentemente statico (nessuno è in scena), in cui la trasparenza del fondale è attraversata da controluci che simulano un incendio; luci palpitanti, che evocano una vita là dietro, autonoma. Come si vede, la scrittura di “Trickster” è attentamente consequenziale, anche se il ricorso delle citazioni attiva anche un moto ricorsivo all’interno del materiale.
Proviamo ad andare un po’ più a fondo sul lavoro parlando con Bichisao e Schino. Partiamo dal tema centrale, dalla materia prima: la citazione gestuale.
Una citazione gestuale (ma non solo quella) può avere statuti diversi: ora omaggio, ora operazione di re-incarnazione di un exemplum o di un corpo specifico che non esiste più, in questo caso quello di Keaton. Può essere inaugurazione di un repertorio gestuale o volontaria de-autorializzazione e superamento della leggenda romantica dell’originalità e dell’inimitabile. Cosa avete sentito come necessario nello strumento della citazione?
Vincenzo Schino: È una forma di conoscenza. Da bambino, per conoscere il mondo, gli animali, i personaggi dei cartoni animati, alcune figure di racconti, anche di santi che vedevo nelle processioni, usavo il disegno a memoria o copiando dal vero. Un pittore che ritrae un soggetto diventa esso stesso quel soggetto, guarda e mangia con gli occhi e dal suo gesto pittorico nasce una trasformazione da immagine a materia. La citazione per me è un modo per incontrare, conoscere, incarnare un movimento o una persona che non c’è. Grazie al lavoro di composizione poi è possibile condividere questa esperienza, generando un altro incontro.
Marta Bichisao: La creazione, per me, è un atto di rimescolamento di cose inventate da altri. Rendere esplicito e addirittura metodologico un uso così massivo della citazione è stato un viaggio corporeo in luoghi sconosciuti, e in questo senso sono d’accordo con Vincenzo, è una forma di entusiasmante conoscenza.