“Alle immagini si rimprovera di offrire la possibilità di guardare la sofferenza da lontano, come se ci fosse qualche altro modo di farlo. Ma anche guardare da vicino – senza la mediazione di un’immagine – resta sempre e soltanto guardare.”
Susan Sontag
C’era una volta…
Sospensione di narrazione.
Distrazione, farfuglio, omologazione, controllo.
Intermittenza di un fenomeno ad intervalli più o meno regolari.
Nello spazio della sospensione forse entra il sentire: la relazione di due corpi in contatto
che si fanno specchio, immagine, forma l’uno dell’altro, trasversalmente, obliquamente,
azione attiva di passaggio tra uno stato e un altro, per affrontare una sofferenza lontana,
e lasciare da parte, sebbene per un istante, l’abitudine di distogliere lo sguardo.
Lo abbiamo davvero immaginato?
È solo una fiaba da raccontare.
Se assumiamo lo spazio di interruzione con consapevolezza, cosa accade?
scegli come vedere
scegli come sentire
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fine.

didascalia
Questo progetto si pone all’interno della nostra scelta di intraprendere una coautorialità e di un fare ricerca che rappresenta per noi un atto civile e politico.
A partire da questa idea, il nostro progetto segna un sodalizio, un atto che va oltre il prodotto artistico, che tende a lasciare il teatro per trovare altrove un nuovo campo di azione.
17 settembre 2026 – SOPRALLUOGO
Siamo giunte al parco della Caffarella di mattina, entriamo lasciandoci alle spalle gli imponenti palazzi e i rumori della città. Ci lasciamo guidare dalla mappa disegnata da Roberta. Cerchiamo i primi punti di riferimento per poterci orientare e ci incamminiamo. Iniziamo a percorrere discese brusche, troppo brusche per essere esatte. La terra sotto ipiedi arriva alle caviglie e, abbandonando il nostro peso alla pendenza, scivoliamo giù.
ci siamo perse…
Un uomo dall’aria gentile si avvicina e ci aiuta a ritrovare la strada.
Finalmente arriviamo nello spazio scelto: prima spianata, sentiero dritto.

percorrere una mappa
aprire un sentiero
attraversare un territorio
un incontro
camminare
riconoscere un luogo
iniziamo ad osservare il luogo, a percepire i suoi suoni, osserviamo i possibili ostacoli per la nostra danza, calpestiamo l’erba, ci lasciamo guidare dall’istinto e immaginiamo come potrebbe svolgersi la nostra azione.
Segue una domanda: “come circoscrivere uno spazio che è impossibile da circoscrivere?”
B – ci siamo sempre state
S – siamo sempre state qui
S: Sono nell’angolo in fondo a destra
B: Sono nell’angolo in fondo a sinistra
B – Sono attratta dal centro/ S – Sono attratta dal centro.
B – mi guardi. un passo.
S – passo/
B – un passo
S – Sposto lo sguardo (TERZA RIPETIZIONE)
B – ferma
S – sto.
B – cedo. (QUARTA RIPETIZIONE)
S – mi fermo un attimo prima.
B – ti seguo.
S – le braccia galleggiano… entro nella tua spirale.
B – le ginocchia e i gomiti misurano le distanze/
S – il centro che mi attrae si sposta insieme a te
Ricordiamo le parole di Paola Bianchi, nell’incontro tenutosi nel mese di maggio: il punto di vista non è controllabile. L’imprevisto diventa sostanza, quando si lavora in esterno. L’attenzione si sposta sulla superficie della pelle.
Ci rendiamo, così, subito conto che è necessario smarginare la struttura coreografica e aprirci ai vuoti, agli interstizi, agli spazi che Paola Bianchi chiama ‘sottili’, quindi al Through.Torniamo ai nostri primi appunti.
Torniamo ai nostri primi appunti.


S: ti vedo
B: mi vedo
S: per la prima volta
B: Fronte di fronte all’altra
S: siamo lo spazio che c’è tra me
B: e te.

Nello spazio tra te e me entra il sentire. Nello spazio tra me e te nasce la danza.
Parte della nostra ricerca è stata focalizzata sul termine ‘interferenza’. Accogliendo la proposta di Roberta di aprire il processo, per smontare le sue trame e trascriverle in dialogo con uno spazio esterno, ci siamo rese conto che è necessario dirigersi verso un corpo che da oggetto di interferenza diventa soggetto a interferenza.
Più come delle esploratrici che degli architetti, cercheremo di instaurare una relazione profonda con gli altri corpi umani e non umani del paesaggio, diventando corpi porosi, permeabili, attraversati.

Nessun prodotto da dover lasciare.
La sola cosa da lasciare sarà la traccia dei nostri passi
per smuovere, con la fatica che la terra richiede,
una zolla




Con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”
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