decidiamo di non inserire le voci delle interviste nel suono dello spettacolo. c’è solo qualche respiro, qualche colpo di tosse.
il primo gesto che compio è schiacciare il tasto play del piccolo registratore che Fiorella Rodella usò per le interviste. non esce alcun suono. un registratore muto
lo spettacolo è preceduto dall’ascolto di un file audio, il montaggio di alcune parti delle interviste. l’ascolto deve avvenire preferibilmente in una stanza attigua o nel foyer. è un preambolo, un ingresso, un’immersione nel tema.
Audio Player
dalla parola al corpo
dalla normalità della parola all’azione coreografica con parola
esposizioni
tensioni | pieghe | vuoti
sibilo
tensioni | rigidità | tremori | mancanza d’aria | ripetizioni
buio
suono
bestia
pidocchi | cibo | pestaggio | grattarsi
dalla parola al suono
il suono sovrasta la voce, la cancella
alle spalle
ripetizioni | mancanza d’aria
corpo scrutato, misurato e pesato
palpitazioni
lampadina che gira
per il mio solo del 2020 O_N Pollo ha immaginato un oggetto illuminotecnico che ruotando lentamente scende verso il basso, una luce giratoria. la realizzazione è stata più lunga del previsto e l’oggetto non è stato utilizzato per lo spettacolo, in compenso è stato oggetto di numerose sperimentazioni, installazioni e video.
una lampadina appesa a un braccio che ruotando lentamente scende. al centro della scena. questo è il suo posto. questo è il momento giusto per utilizzarla.
la luce circoscrive lo spazio, un cerchio di 3 metri circa di diametro. il corpo all’interno del cerchio. palpitazioni, pulsazioni, lento spegnimento del corpo.
[…] KZ
Lucia Medri – 30 dicembre 2024 teatroecritica Cordelia
Già nel titolo è incisa una contrazione, un acronimo dell’orrore: KZ sta per Konzentrationslager, cioè campo di concentramento, quindi “KZ” è un sostantivo “concentrato” di un concentramento. Cavilli linguistici a parte, Paola Bianchi presta con coerenza, progressione e cura, la sua ricerca al progetto Voci dalla storia per cui ha ascoltato le testimonianze delle persone deportate nei campi di sterminio nazisti e le ha fissate, come se dal supporto audio passassero a un supporto fisico, in una partitura di gesti. […] KZ quel segno di punteggiatura nel titolo – che indica in una citazione la scelta di un’omissione di una parte di testo originale – è un tratto distintivo a ribadire che ciò a cui assistiamo è una traccia, una stratificazione di memorie scelte, di tipo narrativo, uditivo, corporeo, ognuna delle quali è stata selezionata. Non c’è memoria senza selezione e per questo la contrazione è sia nel contenuto che nella forma: i movimenti della coreografia sono incidentali, frammentati, ruvidi e netti, introversi e estroversi, concavi verso l’interno, contorti, a fatica, e liberati con coraggio. A questi si alterna il voice over di Bianchi che alla partitura coreografica fa corrispondere un vocale sulla memoria, sulla persistenza di una storia, sull’eternità di un trauma che si fa sentimento osseo, incastonato nel midollo della nostra esistenza. «Ricordare vuol dire dimenticare» dirà più volte e lo farà attraverso un lavoro pregiato e rispettoso dell’orrore e dolore tout court, non solo di quello dell’Olocausto, ma di tutte le violenze e i genocidi della storia, passati e presenti. Simbolo di questo esercizio di archivio, una lampadina che con movimenti circolari scende gradualmente sulla scena restringendo sempre di più la porzione di spazio illuminata; e scendendo ancora gira attorno al corpo della danzatrice, alle sue parole e ai gesti che si fanno impercettibili, fino a quando tutta la sala resta immersa nel buio e resta acceso solo un cerchio di luce, che non dovrebbe spegnersi mai.