TRAUMA – cosa significa per il corpo?
palpitazioni | sudore paura cose non persone | larve | automi bestie: cavalli, buoi, mucche, maiali, pecore, prede visita ai genitali | tosati come pecore camminiamo con gli zoccoli in mezzo al fango sempre in allerta | guardarsi alle spalle | sospetto se c’è un rumore improvviso mi spavento irritabilità | scatti d’ira | nervosismo | insonnia | iperattività | agitazione | inquietudine sentirsi senza valore | mal di testa | incubi | mi sento tagliata fuori, isolata | incapace di provare sentimenti nodo alla gola anestetizzato idee di morte tachicardia | palpitazioni | aritmia depressione | stanchezza | lentezza mi sento in trappola resistenza sopra la media al dolore fisico solitudine vertigini respiro pesante | asma | pleurite | senza fiato | polmoni compromessi gastrite | ulcera | colite | nausea gambe gonfie, non si muovono | dolore alle gambe come se avessi ancora gli zoccoli ai piedi fatico a stare in piedi | dolori alla schiena | pesantezza malattie della pelle spulciare i pidocchi succhiano il sangue scabbia i cani ci mordevano i polpacci avevamo le bocche aperte | bestie in cerca di cibo quadri di Goya ripeto la stessa azione più volte ho paura di sbagliare | faccio le cose con molta attenzione

ph@margheritamasè
le audiocassette hanno un rumore di fondo fortissimo, alcune sono inascoltabili. fruscio, vuoti, buchi. di tanto in tanto le voci si fanno lontane, non riesco a capire cosa dicono. mi sembra che siano quelli i momenti più importanti delle interviste, i momenti in cui la crudezza del racconto si fa più difficile da ascoltare, quasi impossibile da dire, come se una forma di pudore spingesse la persona intervistata ad abbassare la voce. un dire senza farsi udire, un dire intimamente sussurrato.
qui nasce […] che nel titolo precede KZ – un non detto, un pezzo mancante, un vuoto – graficamente un luogo chiuso, una prigione
[…]
come fare i conti con una memoria che sta lentamente scomparendo insieme alle ultime persone sopravvissute a quell’orrore?
come rendere viva la memoria?
mi viene in aiuto Aleida Assmann “Ricordare”:
[…]
ciò che si spezza nella cultura di base e va perduto a livello collettivo, cioè i presupposti della comprensione e la sua stessa possibilità fra generazioni diverse, non riguarda solo le grandi opere antiche. Vale anche per i diari dei nostri bisnonni e le lettere delle nostre nonne.
[…]
con il cambiamento generazionale si modifica anche il punto di vista. Dal presente storico dei sopravvissuti, che hanno vissuto in prima persona queste esperienze, si arriverà a un passato puro che si è orami separato dal vissuto. […] Con il dileguarsi del ricordo soggettivo la distanza non sarà solo maggiore, cambierà di qualità. Presto parleranno solo i documenti ufficiali, integrati e arricchiti da foto, filmati, biografie. I criteri di ricerca scientifica saranno più lucidi ma anche o forse incolori; meno pregnanti, pur garantendo una migliore conoscenza e una maggiore obiettività. Nell’ottica della singola indagine storiografica e delle analisi condotte sulla base di ipotesi la condotta morale o la segreta ricerca delle attenuanti, le accuse e l’attribuzione delle colpe, tipiche del metodo storiografico – tutti questi modelli interpretativi del passato – perdono la loro carica politico-esistenziale, sbiadiscono.
[…]
La memoria vivente si stempera in una memoria sorretta da mediatori perché si lega a supporti materiali quali i monumenti.
[…]
Il corpo può fungere da vero e proprio mediatore, perché i processi psichici e mentali del lavoro mnestico sono ancorati a fattori sia neuronali, sia corporei.
[…]
Il ricordo soggettivo non è un atto deliberato: si può ricordare o non ricordare affatto.
[…]
ricordare e dimenticare
[…]
ci autodefiniamo attraverso quanto ricordiamo e dimentichiamo collettivamente. Ridefinire l’identità significa sempre anche costruire una nuova memoria. Questo vale, come sappiamo, sia per l’individuo sia per la collettività e si riflette nella riscrittura dei libri di storia, nell’abbattimento di monumenti e nel cambiamento di nome a edifici e luoghi pubblici.
[…]
Il trauma si può descrivere come un’iscrizione corporea durevole che si oppone al ricordo.
[…]
Il marchio è un ostacolo all’oblio, il corpo reca impresse su di sé le tracce del ricordo: il corpo è una memoria.
[…]
Posso incorrere in omissioni nei fatti, in trasposizioni, in errori di date, ma non ingannarmi su quel che ho sentito.
[…]
Il trauma fa del corpo la superficie più immediatamente impressionabile e sottrae l’esperienza alla rielaborazione interpretativa e verbale. Il trauma è l’impossibilità del racconto.
[…]
Il trauma come instabilità nel tempo.
[…]
La forza sovversiva del ricordo.

ph@Margherita Masè
se il corpo è mediatore della memoria,
come accogliere nel corpo quei pezzi di memoria pur avendone una propria? fino a che punto il mio segno coreografico lascia spazio ai modi di altri corpi? come fare i conti con l’alterità, con le tante soggettività?
cosa significa accogliere immagini-ricordo?
cosa significa mettere in movimento immagini-dolore, immagini-trauma?
nell’impossibilità del racconto del trauma, il mio corpo diventa cimitero di memorie, inventario della perdita, un luogo di ristagno e rinascita di immagini destinate alla sparizione, dove oblio e memoria, presenza e assenza si alternano nel tentativo di trasmettere un’esperienza intrasmissibile.
capisco che è necessaria la parola
corpo e parola
corpolitico | arma | volto | io-corpo | pelle | dettaglio | dito | informe | pieghe | bestia | vuoto | buchi | trasmettere | immagini-dolore | immagini-traccia | immagini-lacuna | immagini-sparizione | trauma | ricordo | dimenticare | forza sovversiva del ricordo | traccia di sangue del passato | presenza assenza oblio | il mio corpo un cimitero di memorie – un inventario della perdita
immagini-ricordo | memoria lacunosa | memoria corporea | cicatrici | la tortura non abbandona mai il torturato, per tutta la vita | corpo mediatore della memoria | voci | immaginazione
contro la precarietà della memoria
il corpo si appoggia ai buchi, ai vuoti, diventano il filo conduttore della ricerca. mi infilo in quei buchi cercando il fondo, rinunciando a capire per provare a comprendere lo stato di quei corpi. prendo quei buchi e li porto dentro, ne faccio un luogo di ristagno del corpo. spingo le unghie nelle fessure, aspetto che la terra si infili sotto le unghie, ma è solo cenere. non capirò fino in fondo, lo so. resto nella nebbia di un tentativo.

ph@margheritamasè