dicono che vede troppe cose
Il desiderio di andare avanti, annullato dall’accumulo. Desiderio di collocare, afferrare un’immagine che sfugge, trovare una corrispondenza tra voci e gesti.
L’immagine sfuggente di ciò che sta in mezzo, tra un gesto e l’altro, uno spostamento d’aria e il rilascio dell’energia cinetica nello spazio. Scie, nebbie, rifrazioni, tracce, dentro e oltre una ciclicità, che è quella dell’eterno ritorno, o meglio quella del ritornello, intendendo per tale “ogni insieme di materie d’espressione che traccia un territorio e che si sviluppa in motivi territoriali, in paesaggi territoriali, in concatenamenti motori, gestuali, ottici, sonori” (Gilles Deleuze – Felix Guattari, Sul Ritornello)
Desiderare: tendere, volere qualcosa che non arriva mai e che costantemente si nega.
L’immagine mnemica è sempre carica di un’energia capace di muovere e turbare il corpo: «Che l’affezione (pathos) sia corporea e che la reminiscenza sia una ricerca di questo fantasma, appare da ciò, che taluni sono sconvolti quando non riescono a ricordare nonostante la forte applicazione della mente, e che l’agitazione perdura anche quando non cercano più di ricordare […]
La danza è dunque […] essenzialmente un’operazione condotta sulla memoria, una composizione dei fantasmi in una serie temporalmente e spazialmente ordinata. Il vero luogo del danzatore non è nel corpo e nel suo movimento, bensì nell’immagine come “capo di medusa”, come pausa non immobile, ma carica, insieme, di memoria e di energia dinamica. Ma ciò significa che l’essenza della danza non è più il movimento – è il tempo. (Giorgio Agamben, Ninfe)