che cosa vuoi fare per il resto della tua vita?
Una riflessione sull’intenzionalità, la volitività del gesto in relazione ad un sistema e all’emersione della forma.
Co-abitare, co-esistere in uno spazio dove ogni cosa si nutre dell’altra costantemente. Interrogare l’inizio dell’azione, del cambiamento di stato, relazione con un oggetto inanimato che detta il ritmo al corpo. Una sintesi di ciò che accade quotidianamente.
Metodologia. Patologie della volontà.
L’esitazione interrompe quindi la concatenazione delle azioni e funge da cesura, potenzia l’azione, conduce in una zona dell’indeterminatezza che si colloca tra il sì e il no, espone una indissolubile struttura problematica e apre un interstizio temporale all’interno del quale si articola la contingenza dell’evento. L’esitazione opera sulle connessioni, sulle fughe, sulle sinapsi e sulle cerniere che decidono della coerenza delle situazioni del mondo, o meglio, laddove sono in gioco lo stato di aggregazione del mondo, la sua resistenza e il suo andamento. (Joseph Vogl, Sull’esitare)
Generare un ritmo. Loop che si scompongono e ricompongono. L’inizia individuale non fa in tempo ad affermarsi perché si perde quasi subito, c’è come un rimbalzo a togliere
Attivazione degli elementi compositivi. Azioni spaziali – sono forze che si spostano, non sono soltanto direzioni. Qual è l’iniziativa individuale – perché dentro questo sistema c’è l’iniziativa individuale – ma qual è il suo spazio? Quali sono i limiti di quell’iniziativa? Quanto pesa la mia volontà di performer – di regista – e quanto invece sono parte di un movimento cosmico, di un sistema che si vuole assumere in quella prospettiva.
C’è un discorso, il discorso dell’io esito, che può diventare un metodo. Ce ne ha parlato Roland Barthes, (qui la sua voce dal minuto 1.50)